Censura e altri danni collaterali: la sfida della regolazione dei social network

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Facebook has just stated that they are setting up a system to “purge” themselves of Fake News. Does that mean CNN will finally be put out of business? -Donald Trump

Per ogni problema complesso, c’è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata. -George Bernard Shaw

Negli ultimi dieci anni, l’opinione sul rapporto tra politica e tecnologie digitali ha subito un’inversione di rotta: dall’ammirazione per l’uso di Twitter nelle primavere arabe e per la pubblicità targettizzata sfruttata da Barack Obama nella sua campagna elettorale, si è passati allo scandalo di Cambridge Analytica e a misure emergenziali per difendere le elezioni francesi dalla propaganda sui social network. Dall’ottimismo della piattaforma Rousseau alla paura dei BOT russi. L’aumento delle preoccupazioni è avvenuto a tutti i livelli: oggi l’opinione pubblica è molto più sensibile ai pericoli della rivoluzione digitale. In questo momento nessuno, dai legislatori, alle aziende, ai cittadini, sembra soddisfatto del modo in cui è gestito il dibattito pubblico su internet. Molti politici sentono l’urgenza di stabilire nuove regole, ma trovare le risposte giuste è tutt’altro che semplice. Vale la pena di ricordare la prima legge della tecnologia di Malvin Kranzberg: “La tecnologia non è né buona né cattiva; non è neanche neutrale”. In altre parole, le sfide che abbiamo di fronte sono piene di sfumature politiche.

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Robotica e ottimismo: intervista a Jay Elliot su Steve Jobs

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Probabilmente conosce il “dilemma del sopravvissuto”, ovvero il fatto che le storie di cui veniamo a conoscenza sono solamente quelle dei vincitori della competizione e mai quelle dei tanti perdenti. Perché pensa che valga ancora la pena ascoltare la storia di un vincitore?
Prendiamo Steve come un esempio perché anche lui ha sperimentato molti fallimenti prima del successo: il Macintosh, inizialmente, è stato un totale fallimento, perché aveva una grande interfaccia ma non gli strumenti di cui le persone avevano bisogno per lavorare. Steve è stato un fallito quando è stato buttato fuori dalla Apple e penso che abbia imparato molto da quel periodo. I vincenti di solito sono prima di tutto dei grandi falliti e sono quei fallimenti a dar loro la forza di muoversi e spingere l’asticella più avanti.

L’intervista è a pagina 29 del S.Anna News numero 47 >>>

Dalla burocrazia alla datacrazia UE: la direttiva sul copyright

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Scritto per Agenda: Rethinking European Democracy

Domani, 5 luglio, il Parlamento Europeo in seduta plenaria voterà sulla proposta delle Commissione Europea in materia di protezione del copyright. Vediamo perché la proposta sarebbe, se approvata, un enorme danno a internet per come lo conosciamo oggi.
Articolo 11: richiede che le piattaforme commerciali che ospitano contenuti (come Facebook, Instagram, Reddit…) debbano stipulare accordi con i “titolari di diritti” (editori, compagnie musicali, oppure singoli autori nel caso di blog o siti più piccoli) per garantire un ritorno economico ai creatori di contenuti qualora le loro creazioni siano condivise su queste piattaforme. Il principio è sicuramente nobile, il problema è l’applicazione effettiva. Il mezzo privilegiato del “condividere” è, su queste piattaforme, il link. Ogni link diventerebbe quindi soggetto a vincoli di licenza, il che crea vari ordini di problemi:
1) inefficacia della tutela del diritto: simili provvedimenti in Germania e Spagna hanno avuto esiti fallimentari, perché da una parte non hanno generato introiti per gli editori, dall’altra hanno creato un altissimo livello di incertezza giuridica a causa della difficoltà di tutelare molteplici detentori di diritti all’interno delle pagine a cui rimandano i link. L’unico risultato è il restringimento della pluralità delle fonti di informazione Continua a leggere “Dalla burocrazia alla datacrazia UE: la direttiva sul copyright”

Facebook senza pubblicità, un pericolo per il welfare digitale?

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Scritto per Agenda: Rethinking European Democracy

Mark Zuckerberg lo ha ribadito durante l’interrogazione davanti al Senato statunitense: “Esisterà sempre una versione gratuita di Facebook”. Uno dei principali dibattiti interni all’azienda pare essere, al momento, sull’eventualità di creare una versione a pagamento dell’applicazione che non utilizzi i dati degli utenti per offrire loro pubblicità personalizzate. Questa possibilità si inserisce in un più ampio dibattito sulla privacy riguardo al “nuovo petrolio” dell’era digitale, ovvero i dati. Dal momento in cui essi sono il fondamento attraverso cui molte nuove aziende si sostengono, l’eventualità che tali dati possano essere protetti o messi parzialmente al riparo dal libero mercato non può che avere, come contropartita, il necessario pagamento di un obolo. Siti come Reputation.com lo fanno da tempo: pagando, si può ripulire la propria reputazione online. Si fa lecita quindi la domanda di Evgeny Morozov:

Non è che l’economia ad alto contenuto di dati finirà per creare nuove forme di discriminazione digitale, per le quali solo i ricchi saranno in grado di difendere la propria reputazione online?

Il vecchio Stato-nazione, tramite le tasse, raccoglieva dati per i propri cittadini attraverso censimenti e anagrafi: oggi Facebook e Google fanno lo stesso, senza la pretesa di essere pagati, ma con il rovescio della medaglia di meccanismi di capitalizzazione spesso opachi e democraticamente intangibili. Se l’unico modo per poter influenzare questi processi diventasse l’esborso monetario, c’è l’urgenza di domandarsi se il vuoto legislativo e, talvolta, la connivenza di certi Stati non siano le potenziali fonti di un sistema radicalmente inegualitario. Il nuovo regolamento sulla privacy dell’Unione Europea fa tanti passi nella giusta direzione: i concetti di scadenza dei dati, diritto all’oblio e accountability delle aziende sono progressi fondamentali per la costruzione di un “welfare digitale” che protegga tutti.

Recensione: I sette peccati capitali dell’economia italiana – Carlo Cottarelli

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Il libro si aggiunge alla recente produzione con cui Carlo Cottarelli vuole offrire a un pubblico ampio uno sguardo sulla politica economica italiana e di come essa influenzi la vita dei cittadini. Il volume si pone come obiettivo l’identificazione di “sette peccati capitali” che influenzano negativamente la crescita dell’economia del paese.
…l’autore è molto attento a pesare quanto dal punto di vista economico ogni “peccato” danneggi le finanze del paese. Il libro è scritto in modo schietto e asciutto, riuscendo a non sconfinare nel moralismo e nella lamentazione, pur risparmiando poco agli errori fatti sia dalla classe dirigente che dalla popolazione che l’ha eletta…

Continua a pagina 38 di Sant’Anna News numero 46>>>

Traduzione: La macronizzazione del Movimento 5 Stelle

Giorgi-DiMaio

Ho tradotto un bell’articolo in francese scritto da Raffaele Alberto Ventura. Pubblicato dal giornale online Le Grand Continent, parla di Paperon de’ Paperoni e di involontari tecnocrati sostenuti dai poteri forti per far campagna contro i poteri forti.
Segue il link, buon divertimento.

https://legrandcontinent.eu/2018/04/17/la-macronizzazione-del-movimento-cinque-stelle/

Edward Snowden e Unione Europea: un rapporto ambiguo

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La National Security Agency (NSA) è tornata alle cronache. Tutto merito di un nuovo articolo-reportage del New York Times, che racconta del trafugamento di dati che qualcuno definisce come “di lunga eccedente” i documenti che ormai quattro anni fa Edward Snowden rivelava alla stampa mondiale. Mentre qualcosa sembra muoversi dal punto di vista della giustizia europea per quanto riguarda la protezione dallo spionaggio dei propri cittadini, sembra opportuno tornare ad analizzare quale sia stato il ruolo dell’Unione nell’occhio del ciclone scatenato nel 2013 da Snowden: ai proclami contro le politiche di spionaggio statunitensi sono seguite reali azioni di supporto al whistleblower? Partiamo dall’inizio: Edward Joseph Snowden è un analista ex impiegato della CIA che nel 2013 ha trafugato numerose informazioni classificate, rivelando alla stampa la tentacolare estensione dei programmi di sorveglianza della National Security Agency. Accusato in patria per il furto di proprietà governative e per la violazione dell’Espionage Act del 1917, dal 23 giugno 2013 risiede a Mosca, dove ha ottenuto asilo politico dal governo russo (recentemente rinnovato fino al 2020). L’obiettivo di questo articolo è individuare le tappe fondamentali del rapporto tra l’Unione Europea, i suoi Stati membri e la situazione di rifugiato politico di Snowden, cercando di comprendere quali possano essere i principali snodi futuri.

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Il vaccino è un’opinione

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Il dottor Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia all’Università San Raffaele di Milano, si impegna da più di un anno nella divulgazione scientifica a favore della vaccinazione attraverso la sua pagina Facebook. Ormai è un personaggio pubblico: qualche settimana fa il segretario del PD Matteo Renzi lo ha ringraziato per il suo impegno divulgativo contro coloro che, essendo contrari all’approvazione del decreto legge per la vaccinazione obbligatoria, “lottano contro la scienza”. Perché, al netto dei dubbi, tutti coloro che si impegnano contro il movimento antivaccinista sembrano certi di un fatto: questa è, né più né meno, una battaglia per la Scienza, quella con la “S” maiuscola. Razionalità contro irrazionalità, competenza contro follia, metodo scientifico contro superstizioni medievaleggianti. Ma la crociata illuminista che squarcia le tenebre del pensiero magico è una visione distorta dei fatti: questo tipo di retorica è il motivo per cui la sacrosanta lotta per ripristinare una “cultura delle vaccinazioni” rischia di fallire clamorosamente.

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La questione morale degli algoritmi: Aristotele e l'”automazione della virtù”

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Tratto da “Bolle filtro e apprendimento: proposte per una falsificabilità dei filtri”, disponibile QUI

È chiaro come la natura degli algoritmi oggi regolanti le attività degli utenti dei social network sia di carattere prettamente economico: la personalizzazione serve sia a garantire una piacevole permanenza ad ogni cliente, qualsiasi siano i suoi gusti, che a mostrare pubblicità più efficaci, attirando gli investimenti delle aziende sulla piattaforma. […] [L]’infrastruttura rodata per essere un perfetto congegno pubblicitario perverte le capacità di informazione di attori della società civile, quali i giornali, che avevano negli anni passati imparato a bilanciare fabbisogno economico e responsabilità verso l’opinione pubblica […] [e] apre anche una questione morale direttamente collegata a quel ruolo di infallibile predittività che i mediatori dell’informazione assegnano ai filtri. Il CEO di Google Eric Schmidt è estremamente convinto dell’intimità che il suo motore di ricerca è capace di raggiungere con i propri utenti, infatti si spinge in dichiarazioni come: “[La] nozione di ricerca autonoma – dirmi cose che non so ma a cui sono probabilmente interessato – è la prossima grande tappa – a mio parere – della ricerca” (virgolette mie). Il ricercatore in Etica, Legge e Tecnologia Ian Kerr (2010), spiegando i pericoli etici insiti negli utilizzi della tecnologia atti ad impedire che qualcuno commetta un crimine, per esempio carrelli della spesa che bloccano le ruote quando escono dal parcheggio del supermercato o tornelli della metropolitana che impediscono di fare viaggi gratis, rendendo impossibile saltare le barriere, usa una metafora che può essere adattata al nostro caso. Egli paragona questi cambiamenti tecnologici nell’architettura dell’ambiente all’attrazione “Autopia” che si trova nel primo parco Disneyland mai costruito: in questa giostra i bambini guidano un’automobile su una piccola autostrada; “guidare”, tuttavia, è un verbo sbagliato, poiché per quanto i piccoli possano avere l’illusione di sterzare fino a una certa angolazione, un binario nascosto è pronto a riportarli sulla giusta traiettoria. Continua a leggere “La questione morale degli algoritmi: Aristotele e l’”automazione della virtù””